domenica 10 aprile 2011

PJ, PJ dove sei? Recensione di "La suerte dormida"

Publico Joven, dove sei (direbbero i Cohen)? Il primo titolo del nostro percorso dedicato al Publico Joven under 26 non ha visto una grande presenza di under 26. Sono venuti i fratelli più grandi, i genitori, i cugini trentenni, anche qualche nonno....ma è vero che siamo agli inizi, è vero che ci dobbiamo far conoscere, è vero che era un sabato meraviglioso di primavera e forse il Publico Joven era al mare o a Villa Pamphili...ma noi crediamo nel nostro progetto, e vogliamo farvi sapere cosa pensiamo del film che era in programma ieri pomeriggio. Magari leggendone vi verrà voglia di vederlo, e lo trovate nuovamente in programmazione martedì 12 alle 1630. Ovvio che, rivolgendoci agli under 26, non intendiamo escludere chi ha superato quella soglia d'età! Perciò, se potete, vi aspettiamo oggi, domani e tutti i giorni fino a giovedì 14, per il Festival del Cinema Spagnolo al Cinema Farnese Persol, Campo de' Fiori.

La suerte dormida - recensione



Alzarsi la mattina, andare al lavoro, mangiare, qualche volta...si può dire che sia vivere quello di Amparo? Se la vita ti ha portato via un marito ed un figlio, ma non sei riuscita ad affrontare questo evento, quella che porti avanti è soltanto una forma di sopravvivenza. Ma arriva un evento, la morte di un amico, che scuote questa fragilissima palafitta di dolore...una morte assurda, una morte sul lavoro, una morte ingiusta "voluta" da chi deve far soldi e non guarda ad altro. Ed ecco che la battaglia per altri genitori che piangono un figlio pian piano cresce nel cuore, nella mentre, nella coscienza civile (se uno la ha o l'ha mai avuta) ed ecco che ritornano a galla, anche se a grande fatica, tutti i sentimenti , fino ad allora repressi e inespressi, la rabbia, l'amore, la passione, il dolore atroce. E Amparo affronta i suoi fantasmi, suo padre (bellissima la scena in cui urlandosi addosso la loro disperazione accendono e spengono alternativamemte la luce della stanza, segno dei loro atteggiamenti contrapposti, di svelamento e nascondimento della sofferenza). Affronta la professione che ha lasciato, il tribunale, dei malfattori travestiti da imprenditori, da avvocati, da funzionari pubblici. Ma la sua battaglia è raccontata senza retorica, con quella asciuttezza che è propria anche dello stesso personaggio. La commozione giunge solo quando i nodi arrivano al pettine, perchè la regista è stata molto brava a rendere sullo schermo, a far percorre al film, quello stesso processo evolutivo che percorre la protagonista. Rigidità asciuttezza, nessuna concessione ai sentimenti, dentro Amparo e sullo schermo. L'insinuarsi di un desiderio, quello di giustizia, a piccoli passi, nel cuore di Amparo e nelle scene che ne danno conto. E poi l'esplosione, il coinvolgimento, la breve passione con Augustin, fino alla scena madre che vi ho citato prima, e man mano sullo schermo cambiano i colori, appare un vestito rosso, che squarcia il grigio precedente, della storia e delle immagini. E l'evoluzione del processo, all'interno del tribunale e nel cuore di Amparo, crea lo spazio necessario perché alla fine uno spiraglio di musica possa penetrare sullo schermo e in quell'appartamento vuoto ed abbandonato...o che lo era, fino alla scena, bellissima, che chiude il film.

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