lunedì 11 aprile 2011

Todas las canciones hablan de mi

La estación de los amores,viene y va, y los deseos no envejecen, a pesar de la edad.
Si pienso en cómo he malgastado yo mi tiempo, que no volverá, no regresará, más. (...)

L'avete riconosciuta? Beh, quando Ramiro Lastra, il protagonista del film, accende la radio e, inquadrato di spalle,si sente nell'aria la voce di Franco Battiato che in spagnolo canta la bellissima "La stagione dell'amore", oltre la spontanea risata di cuore del pubblico in sala, il mio istinto mi avrebbe spinto ad alzarmi ed andare ad abbracciare il giovanissimo regista (classe '81...quasi quasi rientrava in Publico Joven under 26 lo stesso regista!). 



Jonas Trueba, questo il suo nome, nell'incontro di approfondimento sul film che si è svolto subito dopo la proiezione,ci ha raccontato del suo incontro con Battiato nell'infanzia, a causa della passione di suo padre (anche lui regista,Fernando Trueba, ndr), e di come questa canzone, recuperata poi una volta più adulto, si sia incontrata con un libro di Milan Kundera, L'ignoranza, nel quale viene enunciato il "paradosso matematico della nostalgia": "Quanto più esteso è il tempo che ci siamo lasciati alle spalle, tanto più irresistibile è la voce che ci invita al ritorno. Questa massima sembra un luogo comune, eppure è falsa. L'uomo invecchia, la fine si avvicina, ogni istante diventa più prezioso e non c'è tempo da perdere con i ricordi. Occorre comprendere il paradosso matematico della nostalgia. essa è più forte nella prima giovinezza, quando il volume della vita passata è del tutto insignificante."(L'ignoranza, Milan Kundera). Ecco, questo è il tema del film: la prospettiva del passato e del futuro, vista con gli occhi di Ramiro, un trentenne, che si trova in quel momento della vita nel quale per la prima volta si volge lo sguardo al passato, quasi a voler tracciare un bilancio, sperando poi di trovare lo slancio e la strada da percorrere nel futuro. Il tutto, però, raccontato con grandissima ironia, con uno sguardo che non fa sconti agli schemi in cui ci si trova, nostro malgrado, ad essere ingabbiati, svelando le paure, le ansie, le ossessioni, i sentimenti più belli e quelli meschini che attraversano la vita e le giornate di un giovane adulto dei nostri giorni. Lo stile narrativo del film è interessante, originale. Non c'è una unica scelta narrativa lungo tutto l'arco del film (e forse questo è un pregio), perchè si passa da scene in cui i protagionisti parlano in camera, in una sorta di "soggettiva verbale", alla voce narrante di Ramiro, che "oggettivizza" la sua storia e cerca di raccontarla nell' altalenarsi dei tempi della vicenda che a volte vanno ad illustrare quanto la voce narrante sta dicendo, ma, anche qui, senza fare di questi salti nel tempo una cifra stilistica costante, o almeno, non in maniera simmetrica. Insomma, potremmo dire con i latini, che l'autore si serve della variatio per dare forza ed incisività al suo racconto. Che non è retorico, ma fresco, originale, divertente, che ha come sfondo una bella Madrid, inquadrata senza mai ricorrere ad una luce calda, soffusa, ma nella luce netta del chiarore o nella oscurità che offre a chi la abita. E che un film sull'amore giovane non diventi e ricalchi gli schemi dell'ennesima commedia generazionale (nel senso in cui viene usata tanto spesso l'espressione, ultimamente), è secondo me un gran buon risultato, per un'opera prima di un ragazzo dell'81.

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